Operatori della formazione professionale senza stipendio

17 Settembre 2007 Nessun commento

 

La maggioranza degli Enti Gestori dei corsi di formazione professionale (In Sicilia) non hanno erogato lo stipendio del mese di agosto u.s. e rischiano di  far rimanere senza retribuzione, anche nel mese di  settembre 2007, gli operatori della formazione profesionale.

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LAUREATO PER LAVORARE NEI CALL CENTER

17 Luglio 2007 Nessun commento

Da un’indagine svolta nei comuni di Gravina di Catania, Mascalucia, Nicolosi, Pedara, San Giovanni La Punta, Sant’Agata Li Battiati, Trecastagni, Tremestieri Etneo e Viagrande, che insieme formano una  una popolazione di  118.831 abitanti, risulta che  27.270 utenti sono privi di occupazione. I senza lavoro: demotivati e inattiviCome è noto, con la riforma dei servizi per l’impiego, è inoccupato o privo di occupazione la persona che ha un reddito inferiore a 8.000 Euro e che presso il centro per l’impiego ha reso la disponibilità alla ricerca attiva del lavoro.La situazione più allarmante è che una buona parte di coloro che ha reso la dichiarazione di disponibilità è inattiva e demotivata.Per “inattivi” si intendono persone non disponibili sul mercato del lavoro, che hanno cioè rinunciato a cercare un’occupazione sotto la spinta di motivazioni spesso molto diversificate. L’Istat identifica gli inattivi per motivi di studio, quelli non interessati a cercare un lavoro, quelli che ritengono di non riuscire a trovare lavoro (demotivati), quelli in attesa di cominciare a lavorare o in attesa di ricollocarsi nel vecchio posto di lavoro, gli inattivi per motivi di salute, le persone impossibilitate al lavoro perché impegnate in attività di cura, quelle in pensione ed infine una quota non indifferente di soggetti di cui non si conosce esattamente la causa dell’inattività. Il tasso di inattività a livello nazionale è del 49,6% per le donne fra i 15 e i 64, e del 25,4% della popolazione maschile in età da lavoro. Esiste un buon numero di giovani fra i 15 e i 24 anni che si pone già nella categoria dei “demotivati” nei confronti della possibilità di trovare lavoro. Questo dato risulta molto preoccupante, soprattutto se si considera la giovane età degli interessati al fenomeno, pensate 82.000 le donne e 66.000 gli uomini in tutta Italia. Cresce sensibilmente anche il numero di donne che si dichiarano inattive in quanto si prendono cura dei figli e della famiglia e si dedicano esclusivamente ai lavoro domestici La  Sicilia  ha la  performance decisamente negativa, con quote di inattività decisamente al di sopra della media nazionale: il valore è del 64%. I Laureati, o chi è in possesso di una qualifica, sono destinati  a emigrare, pur di evitare di rimanare senza una possibilità di lavoro. Anche i laureati presentano  segni di disagio e di contraddizioni perché notano che il merito e le qualifiche non vanno quasi mai di pari passo con le opportunità e i compensi. Così una persona dopo anni di studio si trova a svolgere il lavoro che  il sistema economico e il mondo delle aziende mette a disposizione: Operatori call center e/o cassieri presso  negozi della grande distribuzione. 

DISOCCUPAZIONE NEL SUD ITALIA E LA MANCANZA DI VALORI NEI GIOVANI.

13 Luglio 2007 Nessun commento

In quasi sessanta anni di Repubblica e 40 anni di interventi straordinari per il mezzogiorno, al sud si vedono ancora sfilare per le strade della città, migliaia di giovani che chiedono lavoro. Il grande assente, in questo ideale processo alle carenze del mercato del lavoro nel sud, è il governo che non ha mai varato un programma di politiche attive per il lavoro, programma che comprendesse anche un’adeguata riforma della formazione professionale. Il problema centrale è la mancanza di comunicazione tra chi offre lavoro e chi lo cerca, e non solo, ma anche tra la scuola che dovrebbe preparare i giovani ad entrare nel mondo del lavoro e la formazione professionale, supporto indispensabile per farli rimanere competitivi nel mercato. I giovani hanno bisogno di essere presi sul serio; oltre a studiare, devono essere guidati a credere nei valori al fine di alimentare le loro aspirazioni. In questo campo le Istituzioni e gli Enti Locali hanno dimostrato di non saper attuare una politica di ampio respiro, capace di cogliere le tendenze del mercato, di anticipare i bisogni e le esigenze del mercato, di dare risposte concrete a mutamenti avvenuti, lasciando così i giovani disoccupati e in balia di se stessi. Altra problematica che investe il mondo dei giovani è quello relativa al fenomeno del “Bullismo”, oggi sempre più presente, purtroppo, nelle scuole, dove il personale tutto è coinvolto in uno vero e proprio stato di emergenza. Sicuramente i mass – media, e soprattutto la TV, contribuiscono a diffondere modelli in antitesi ad un corretto stile di vita degli adolescenti, ma è anche vero che la scuola deve darsi da fare per intraprendere percorsi organici di educazione ai media per far sì che i ragazzi diventino cittadini e non sudditi dei mass – media. Le competenze di tutto il personale della scuola favoriscono la buona armonia delle relazioni dentro la scuola stessa e, tramite le istituzioni e i mass-media, devono essere promossi interventi, per rafforzare la fiducia delle famiglie nei confronti del personale della scuola, al fine di prevenire fenomeni di bullismo, oggi tanto diffuso nell’ambiente giovanile. Gli Enti locali dovrebbero organizzare degli incontri con le associazioni dei dirigenti scolastici, dei genitori, delle categorie professionali e sindacali, del volontariato, con i ragazzi, con i docenti e con i formatori, per discutere sulla questione del disagio e della violenza in aula al fine di realizzare fondamenti etici unificati e costruire una rete di rapporti che restituisca alle scuole, oltre la funzione cognitiva, anche quella affettiva perché possa educare alla cittadinanza. Occorre approfondire i valori con più umanità, valori in cui, purtroppo, i giovani non credono più. Il problema occupazionale è una delle questioni che necessita di risposte. Disoccupazione e mancanza di valori sono questioni centrali e urgenti. Un paese con sempre meno lavoro deve inevitabilmente prepararsi a grandi conflitti sociali, poiché la lotta per il lavoro assumerà i contorni della lotta per la sopravvivenza. Occorrerebbero provvedimenti seri a proposito di politiche per il lavoro fondate su uno strettissimo collegamento fra politiche attive, ammortizzatori sociali e incentivi all’assunzione, e quindi, stabilire pari opportunità tra le persone che sono in cerca di lavoro, realizzando un decentramento istituzionale ed integrando tutte le politiche del lavoro: dalla scuola, dalla formazione ai Centri per l’Impiego a livello Nazionale, regionale e provinciale. Le parti sociali dovrebbero rafforzare le proposte su sviluppo e welfare per affrontare seriamente le tematiche più disparate dal rilancio del mezzogiorno al mercato del lavoro, dalla realizzazione delle infrastrutture (ponte dello stretto, treni ad alta velocità) all’indennità di disoccupazione per chi vive in condizioni svantaggiate (sono tante le persone che vivono nella soglia di povertà).